Cosa misura realmente la bussola della trasparenza?

Pubblicato sul sito di eGOV News

La Bussola della Trasparenza è uno strumento di monitoraggio e analisi dei siti web della PA, nato con l’obiettivo di promuoverne la trasparenza e la partecipazione nelle attività della Pubblica Amministrazione. Un supporto importante per un’analisi formale in merito al rispetto dei requisiti di legge, a cui dovrebbe seguire una maggiore attenzione ai contenuti da parte degli Enti pubblici

I siti web delle PA devono rispettare una serie di leggi, stratificatesi nell’arco degli anni, in merito ai contenuti obbligatori dei portali. La CiVIT ha pubblicato proprio pochi giorni fa un interessante rapporto in cui evidenzia le ridondanze di pubblicazione a cui sono costretti gli Enti. Tutti gli obblighi sono stati certosinamente raccolti e catalogati nelle Linee Guida per i siti web delle PA, al fine di facilitare le Amministrazioni nella gravosa opera di messa a norma del proprio sito.
Come ulteriore supporto alle PA, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ha realizzato la Bussola della Trasparenza, che consente di verificare sui siti pubblici la presenza dei contenuti previsti dalle normative. È tuttavia importante chiarire che la conformità verificata dalla Bussola della Trasparenza non è sinonimo di rispetto degli obblighi di legge: si tratta infatti di uno strumento automatico, capace di verificare se il codice HTML delle pagine web contenga delle informazioni descrittive, denominate meta-dati, che le stesse linee guida per i siti web delle PA definiscono “indicazioni di reperibilità” (cfr. par. 4.2.1). Si tratta quindi di un controllo formale di presenza di apposite sezioni all’interno del sito che non entra nel merito della reale presenza delle informazioni richieste.
Un limite che è ben chiaro anche allo stesso Ministero, che sul sito sottolinea: “Si invitano le amministrazioni a predisporre non solo le sezioni in conformità a quanto richiesto dalle linee guida per i siti web ma anche ad inserire, nelle rispettive sezioni, i contenuti obbligatori per legge”.

Un consiglio poco ascoltato, come dimostrato da una verifica su un campione del 5% dei quasi 380 siti comunali che, nella classifica dei siti analizzati dalla Bussola, hanno totalizzato il punteggio massimo 42/42 di soddisfazione dei requisiti. Ebbene, tra i 19 siti selezionati (scelti “salomonicamente” selezionandone uno per ogni lettera dell’alfabeto come iniziale, ad esclusione della h e della u, non presenti) è emerso che, per quanto riguarda i contenuti veri e propri, il 100% non soddisfa i 42 requisiti richiesti e che la media di requisiti soddisfatti è di circa 24/42 (con il risultato peggiore di 13/42 e il migliore di 38/42).
Un altro dato interessante è che una buona percentuale dei siti analizzati (oltre il 30%) utilizza una struttura del sito pressoché identica, indice di una iniziativa sovracomunale che ha garantito la messa a norma, dal punto di vista meramente formale, dei siti aderenti. Purtroppo gli Enti non hanno provveduto poi a compilare le sezioni dei siti con le informazioni necessarie. Allo stato attuale si può quindi affermare che la classifica della Bussola non rileva i Comuni virtuosi, bensì i bravi scrittori di codice HTML. In ogni caso, la Bussola resta un’iniziativa lodevole e in costante miglioramento. Da pochi giorni ha anche avuto una svolta social che rende possibile misurare direttamente sulla Bussola la reale conformità agli obblighi di legge dei vari siti, segnalando eventuali falsi positivi. Dopo essersi identificati, tramite un account Facebook, Twitter, Linkedin o Google+, è infatti possibile testare i siti, segnalando al gestore della Bussola le irregolarità al sistema. La speranza è che il controllo diffuso dei cittadini ridimensioni e responsabilizzi gli Enti pubblici a perseguire la trasparenza come obiettivo di fondo e non come una medaglia da esibire.
In linea generale, al fine di costruire un percorso virtuoso verso la trasparenza dei siti web delle PA, a mio parere occorrerebbe riconsiderare alcuni aspetti fondamentali:
1) l’emanazione di una norma unica e strutturata che regoli forme e contenuti di pubblicazione per i siti web delle PA, rivedendo l’attuale caos normativo;
2) il riconoscimento legislativo di uno strumento come la Bussola quale riferimento per la misurazione della qualità dei siti internet, a cui ci si rivolga per la famosa valutazione della performance più volte citata nel Codice dell’Amministrazione Digitale;
3) la possibilità, da parte dei cittadini, non solo di verificare i risultati della Bussola e di segnalarli al gestore, ma anche di rendere pubblici gli esiti delle verifiche effettuate;
4) lo sviluppo di una nuova cultura del servizio pubblico, che sia in grado di attribuire la giusta importanza sia a forme che a contenuti.

 

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Pubblicato il 20 dicembre 2012, in Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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