Oltre la telecamera: progettare sistemi di videosorveglianza

Pubblicato sul sito di Pubblicaamministrazione.net

Il diffondersi anche nelle Pubbliche Amministrazioni di sistemi di videocontrollo pone vari problemi nella loro realizzazione. Ma quali sono gli elementi da prendere in considerazione? Non tutti si possono sottovalutare…

Oltre a questi aspetti decisionali, è importante tenere conto degli aspetti organizzativi, elemento imprescindibile per un buon progetto.

In particolare occorre ricordare che mettere il territorio sotto videosorveglianza ha un forte impatto sociale, sia per il rispetto della normativa della Privacy che per la percezione che la popolazione può avere di questa iniziativa: in alcuni casi ha portato un ottimo ritorno di immagine all’Amministrazione, che ha mostrato di tenere all’incolumità dei propri cittadini; in altri ha portato esattamente l’effetto opposto, generando una specie di “sindrome del Grande Fratello”.

Da studi effettuati in Inghilterra, nazione all’avanguardia in questo campo, è emersa l’importanza di accompagnare il progetto tecnologico con un rilevante progetto di comunicazione alla popolazione, per far comprendere ai cittadini obiettivi e finalità della cosa, rendendoli anche partecipi delle strategie decisionali attraverso il coinvolgimento dei comitati di quartiere.

Realizzare un adeguato sistema di videosorveglianza significa inoltre considerare le risorse umane coinvolte nel suo utilizzo. Si tratta di un’architettura complessa che funge da supporto alle decisioni, non di una cura per tutte le malattie. Occorre quindi formare e destinare personale per sfruttarne le funzionalità e mantenerla in efficienza, altrimenti si rischia di comprare la classica Ferrari per tenerla in garage.

Due parole infine sulla Privacy e sulle indicazioni del Garante. Quasi tutte le multe date dal Garante per un uso improprio del sistema di videosorveglianza sono dovute all’omissione dell’informativa della privacy presso i luoghi sorvegliati, il classico cartello che indica la presenza del sistema: su questo si devono indicare le finalità della videoacquisizione, per cui tali finalità devono essere chiare e ben definite.

Esistono inoltre alcune limitazioni all’uso di sistemi di videosorveglianza, sia di tempo che di spazio. Anzitutto la durata della conservazione delle riprese di solito è di 24 ore, con deroga per festività o chiusura degli uffici. Sono previste eccezioni particolari in cui si può arrivare a 7 giorni o anche di più, ma dipende da casi specifici o attività investigative.

In secondo luogo si deve assolutamente evitare di poter effettuare riprese su edifici privati, quando sia possibile l’identificazione dei tratti somatici delle persone. Inoltre, anche se le telecamere non riprendono edifici privati, la funzionalità di dette telecamere deve essere limitata alle finalità prefissate; riprendere altre zone rischia di violare il principio di proporzionalità.

  • sottosistema di elaborazione dati: questo rappresenta il cuore del sistema, cioè il punto in cui le immagini acquisite diventano informazioni fruibili da sistemi intelligenti. Le finalità che ci si pone possono cambiare sensibilmente il prezzo delle componenti elaborative: le tecnologie attuali consentono una miriade di funzioni, dal controllo delle Zone a Traffico Limitato alla rilevazione di oggetti abbandonati, dal conteggio di persone o cose all’identificazione di comportamenti sospetti. Chiaramente, maggiore è l'”intelligenza” delle funzionalità richieste, maggiore è il costo;
  • sottosistema di archiviazione: si tratta di quegli elementi impiegati per la registrazione, la sicurezza e l’accesso ai dati. Anche in questo caso, l’adeguato dimensionamento della struttura di archiviazione è un elemento imprescindibile.

Data la complessità della materia, talvolta capita che i sistemi acquisiti siano carenti in alcuni di questi aspetti. Alcuni esempi:

  • presso un edificio sono state installate delle telecamere per rilevare possibili effrazioni. In fase di progetto non si era pensato di acquistarle con tecnologia ad infrarossi, per cui durante una violazione notturna non è stato possibile riconoscere i trasgressori;
  • presso un edificio era stato installato un sistema di videosorveglianza, ma la rilevazione delle immagini era indiscriminata, anziché attivata da sensori a movimento. Così, quando durante un ponte lungo qualcuno è penetrato nei locali, è stato necessario visionare dettagliatamente 3 giornate di registrazioni;
  • in alcune zone periferiche sono state installate delle telecamere con tanto di unità di elaborazione non collegate alla centrale operativa, di conseguenza è necessario riversare periodicamente le immagini su supporti di memorizzazione esterni;
  • presso una piattaforma ecologica era stato installato un impianto di videosorveglianza per evitare scarichi abusivi. Non essendo presenti gruppi di continuità, a seguito di un piccolo blackout il sistema si spegneva senza segnalazione, col rischio di non riuscire a identificare i potenziali autori di un accesso non consentito.

Per questo motivo, meglio non fare “collage” di componenti, sulla base di cataloghi o semplici ricerche su internet. Nessuno acquista separatamente pistoni e cinghie per montarsi un motore in casa, la stessa cosa vale per un sistema così complesso.

Piuttosto, prima di mettersi a cercare la soluzione più adatta alle proprie necessità, occorre capire quali sono le proprie necessità. Un sistema di videosorveglianza non svolge generiche funzioni di monitoraggio ma ha delle finalità chiare e determinate, come indicato anche dal provvedimento generale relativo emesso dal Garante della Privacy. Pertanto, è indispensabile chiarire obiettivi e finalità prima di passare al progetto vero e proprio.

Una volta capite le proprie esigenze, il confronto è un ottimo supporto decisionale. È molto utile contattare altri Enti che hanno affrontato precedentemente lo stesso problema per capire come lo hanno risolto, chiarendo opportunità e punti critici. Non solo: nel mare delle offerte disponibili, meglio non prendere per oro colato i consigli del singolo venditore e affidarsi, se possibile, a dei consulenti super partes per la progettazione.

Oltre a questi aspetti decisionali, è importante tenere conto degli aspetti organizzativi, elemento imprescindibile per un buon progetto.

In particolare occorre ricordare che mettere il territorio sotto videosorveglianza ha un forte impatto sociale, sia per il rispetto della normativa della Privacy che per la percezione che la popolazione può avere di questa iniziativa: in alcuni casi ha portato un ottimo ritorno di immagine all’Amministrazione, che ha mostrato di tenere all’incolumità dei propri cittadini; in altri ha portato esattamente l’effetto opposto, generando una specie di “sindrome del Grande Fratello”.

Da studi effettuati in Inghilterra, nazione all’avanguardia in questo campo, è emersa l’importanza di accompagnare il progetto tecnologico con un rilevante progetto di comunicazione alla popolazione, per far comprendere ai cittadini obiettivi e finalità della cosa, rendendoli anche partecipi delle strategie decisionali attraverso il coinvolgimento dei comitati di quartiere.

Realizzare un adeguato sistema di videosorveglianza significa inoltre considerare le risorse umane coinvolte nel suo utilizzo. Si tratta di un’architettura complessa che funge da supporto alle decisioni, non di una cura per tutte le malattie. Occorre quindi formare e destinare personale per sfruttarne le funzionalità e mantenerla in efficienza, altrimenti si rischia di comprare la classica Ferrari per tenerla in garage.

Due parole infine sulla Privacy e sulle indicazioni del Garante. Quasi tutte le multe date dal Garante per un uso improprio del sistema di videosorveglianza sono dovute all’omissione dell’informativa della privacy presso i luoghi sorvegliati, il classico cartello che indica la presenza del sistema: su questo si devono indicare le finalità della videoacquisizione, per cui tali finalità devono essere chiare e ben definite.

 Esistono inoltre alcune limitazioni all’uso di sistemi di videosorveglianza, sia di tempo che di spazio. Anzitutto la durata della conservazione delle riprese di solito è di 24 ore, con deroga per festività o chiusura degli uffici. Sono previste eccezioni particolari in cui si può arrivare a 7 giorni o anche di più, ma dipende da casi specifici o attività investigative.

In secondo luogo si deve assolutamente evitare di poter effettuare riprese su edifici privati, quando sia possibile l’identificazione dei tratti somatici delle persone. Inoltre, anche se le telecamere non riprendono edifici privati, la funzionalità di dette telecamere deve essere limitata alle finalità prefissate; riprendere altre zone rischia di violare il principio di proporzionalità.

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Pubblicato il 21 marzo 2008, in Nella Rete con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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